E fuori piove.

Bambino che guarda la pioggia

Sono seduto su una panchina vicino al calorifero.

E’ mezzogiorno e gli altri bambini sono andati in mensa a mangiare, ma io fra poco vado a casa.

Sono giorni difficili.

Sì, sto diventando grande: ho iniziato ad andare all’asilo.

Ma come è possibile? A casa io ci sto così bene. C’è la mia mamma, il mio lettino, i miei giochi.

La mia mamma! Per fortuna che fra poco arriva a prendermi.

E fuori piove. E le gocce giocano con il vento, creando strani riflessi sul vetro della finestra.

Non riesco a vedere bene il giardino, ma, tra il vapore creato dal mio fiato, scorgo la testa di un drago ed un guerriero.

Non so se siano amici o nemici. Lo chiederò alla mia mamma.

Il drago fissa il guerriero. Si stanno studiando sotto la pioggia.

Io invece sono seduto al caldo e ho con me una bottiglietta di vetro con il mio succo di frutta preferito. Non un succo qualsiasi: il  più buono del mondo: quello alla pesca!

E’ meglio che me lo bevo. Magari poi lo vuole il drago o il guerriero.

Inizio ad agitarlo, come mi ha insegnato la mamma, così il fondo non rimane sul fondo ed il sapore è più buono.

Mentre do un colpo di troppo, osservo la bottiglietta cadere e frantumarsi in mille pezzi.

Ho quattro anni e capisco che questo pomeriggio non sta prendendo una buona piega.

Sento la suora che si avvicina e urla qualcosa. Sarà arrabbiata con il succo di frutta.

“Alessandro”, mi dice arrabbiata, “cosa hai fatto?”

Cosa ho fatto io? chiedilo al succo di frutta cosa ha fatto, penso guardandomi i piedini.

La suora si avvicina e si siede vicino a me. Mi guarda e appoggia le spalle alla finestra.

“Ha chiamato la tua mamma” mi dice cercando il mio sgaurdo. “Non può passare a prenderti per pranzo. Oggi rimani qui fino a sera”.

Lo dici tu, penso guardandola. Io adesso prendo il Drago e me ne torno a casa mia. Ecco.

Mi giro per guardare il mio nuovo alleato volante, ma il Drago e il Guerriero non ci sono più, cancellati dal maglione grigio della suora.

Quel giorno ho capito alcune cose.

Se non vuoi dipendere dagli altri, certe cose devi per forza farle tu. Da solo.

E, in ogni caso, le sfighe capitano tutte insieme.

Ho fatto quindi l’unica cosa che potevo fare: ho pianto, come un bambino.

Facebook Comments
Share